Robespierre

SABATO 12 OTTOBRE ORE 21,15 - TEATRO BRUNO MUGELLINI

Giovanni Prosperi

Nato ad Ancona il 26 giugno 1956, scrive da quando aveva 6 anni: poesie, racconti, fiabe, strani romanzi e te- atro per l’inseparabile voce di Maurizio Boldrini. La pa- rola per Giovanni è tutto: con questa, aggiunge, sottrae, scarta, curva, devia, per ritrovare un orizzonte prossimo di alta cucitura e un sottile mosaico tagliato ad arte. Nei suoi labirinti dove l’entrata è l’uscita, e l’uscita è l’entra- ta, ci si perde volentieri. Così può sembrare che la scrittura di Giovanni sia solo un gioco sottile e senza regole, ma le sue parole sanno dove andare a parare.

Fra i suoi ‘mestieri’ vi è anche quello di critico d’arte, che non rincorre alla filologia, né a note, bensì si affi- da alle sue intuizioni e suggestioni ‘quasi scientifiche’. A testimonianza del lavoro di una vita, vi sono mostre, scritti seminati ovunque, rappresentazioni teatrali, e in- fine, l’insegnamento all’Accademia di Belle Arti di Roma e all’Università di Macerata.

«Scrivere significa contemplare la lingua, chi non sa compitarne la tenue elegia, né percepirne l’inno som- merso, non è uno scrittore» (Giorgio Agamben, Il fuoco e il racconto, Nottetempo, 2014).

Molte sono le analogie tra il magistero chopiniano e l’arte di Sergej Rachmaninov, tra i massimi pianisti-compositori russi a cavallo tra Otto e Novecento. Forse più di tutte, però, non è mai ricordata abbastanza quell’intuizione che fu in grado – con una sincerità che ha del miracoloso – di mantener viva l’estetica romantica ottocentesca, sin dentro al secolo nuovo: la poetica cioè del pianoforte come “emulo della voce in teatro”. Certo le simbologie sonore abbondano nell’opera di un compositore come Rachmaninov (si pensi all’acqua-memoria, alle nostalgiche campane, al canto degli uccelli, alla notte…), ma più di tutte – sublimata nell’inesausta ricerca di una ‘melodia in nita’ – è la voce che torna qui, intima, viva, così fragilmente umana. Nel 1896, quasi cinquat’anni dopo la morte di Chopin, il giovane Rachmaninov è già tra i migliori esponenti della nuova generazione del concertismo russo. Nell’evoluzione che lo porterà ad emergere con la sua forte personalità artistica, sono i sei Moments musicaux op. 16 la tappa forse, tra tutte, più fondamentale per la sperimentazione (sia gestuale quanto so- nora) che tanto caratterizzerà il Rachmaninov maturo. Acme di una convergen- za stilistica, tra i più elevati ed estremi, è in questi sei ‘quadri dell’animo’ che, là dove le possibilità timbriche e virtuosistiche dello strumento sono condotte allo spasmo, lo sprofondamento nell’introspezione diviene occasione di squilibrio sincero, di un coraggio in certo qual modo violento, totale. Di fronte all’intimità di un abisso, che il giovane uomo scorge dentro di sé, Rachmaninov libera una voce che qui soprattutto confessa qualcosa, ponendosi a nudo. Dopo un simile sforzo, di lì a un anno il compositore dovrà non a caso a rontare una durissima crisi creativa, uscendone poi solo tre anni più tardi (col secondo Concerto per pianoforte e orchestra), grazie anche all’aiuto dell’ipnosi psicoanalitica. Il Rach- maninov che ne riemergerà ‘guarito’ non sarà più il giovane irruento di un tem- po, ma un uomo maturo che aveva ormai trovato la verità della propria intima voce, pronto quindi a intraprendere il proprio cammino artistico e spirituale.

Poeta

Maurizio Boldrini

Attore, regista, docente e ricercatore teatrale, è nato a Muccia (MC) nel 1958. Da ragazzo canta nel Chorus Angelicus della Cattedrale di Macerata, diretto dal M° L. Calistri, ne diviene poi presidente e organizza diverse rassegne organistiche. Nel 1983 si laurea a pieni voti con lode in DAMS, Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna, con una tesi di laurea in materia di Organizzazione ed Economia dello Spettacolo, dal titolo “La cooperazione teatrale in Italia” (relatore L. Trezzini, presidente di commissione R. Leydi). Subito viene invitato dall’Istituto della Comunicazione e dello Spettacolo (DAMS) a svolgere attività di conferenziere (collaborazione che durerà per dieci anni). Sarà il primo incarico di una lunga serie d’interventi in istituzioni nazionali e internazionali: RAI Radiotelevisone Italiana; CIDIM Comitato Nazionale Italiano Musica – Centro di Documentazione Musicale (Roma); Escuela Official de Idioma (Valencia e Saragozza, Spagna); ERT – Emilia Romagna Teatro); Institut del Teatre (Barcellona, Spagna); Regione Marche; Università di Macerata; Trinity College University (Dublino, Irlanda); Università di Siena. Il luogo propulsivo di tutta la sua opera è il Minimo Teatro (che fonda a Macerata nel 1982 e che dirige ininterrottamente fino ad oggi) e l’annessa Scuola di Dizione, Lettura e Recitazione. Con l’etichetta Minimo Teatro è pioniere delle attività teatrali nelle scuole del territorio regionale: incalcolabile è il numero di alunni, studenti, docenti che ne frequentano i laboratori, gli spettacoli e i seminari. Costante suo punto di riferimento sono le indicazioni ricevute dai suoi principali maestri: L. Trezzini, L. Squarzina, G. Scabia, F. Ruffini, P. Camporesi, G. Trestini, G. Matteuzzi, J. Beck, E. Barba, L. Flaszen, M. Marullo, C. Bizzarri, G. Bartolomei, J. Stuhr, S. Sequi, K. Anderson, J. Ivens, R. Cucciolla, N. Gazzolo, C. Bene. Non riproduce le loro pratiche, riesce a collegare e combinare tra loro tracce diversissime, le supera, aprendo e generando una poetica teatrale unica e distintiva, senza costumi e scenografie, in cui il corpo-voce dell’attore è l’unico luogo teatrale. Nel 2004 fonda e dirige la Prima Scuola di Ingegneria Umanistica (Macerata), traduzione pratica dell’applicazione delle ricerche teatrali ad altre discipline. Realizza studi scenici, spettacoli, rassegne, laboratori, documentari, registrazioni e audiovisivi. Una produzione tanto radicata e attenta agli stimoli del microcosmo in cui opera, quanto capace di risultare indicativa in ambito nazionale e internazionale. A Parigi, Barcellona, Dublino, Bologna, Roma, Torino, L’Avana i suoi testi sono materiali di studio in università e in accademie di teatro. Il suo repertorio recitativo e registico spazia dalla tradizione testuale antica agli autori contemporanei italiani, ai quali dedica particolare attenzione, interpretando molte prime esecuzioni assolute, tra le quali ricordiamo quelle dai testi di M. Luzi, R. Pagnanelli, G. Garufi, B. Arzeni, F. Ferrara, G. Vincenzi ed E. Villa. Con il poeta Giovanni Prosperi ha un rapporto di amicizia e di collaborazione costante, che si è materializzato nella realizzazione di opere memorabili: Fuente, Sul perfetto amore, Arlecchino, H il suono scritto, Advocata, Robespierre, Leopardinfinito.

Attore

Marco Poeta

Nasce nel 1957 a Recanati. Trascorre l’adolescenza musicale nelle balere, suona in night club proponendo sin da allora generi musicali inusuali, interpretando con chitarra classica e voce la Canzone napoletana antica, la Bossa Nova, il Fado strumentale. A 20 anni si dedica alla Bossa Nova, tra i primi in Italia, specializzandosi nello stile di Baden Powell e vocal- mente alla maniera di Joao Gilberto. La Bossa Nova lo porta a collaborare con importanti jazzisti come A. Tavolazzi (ex Area – basso), G. Capiozzo (ex Area – batteria), E.Bandni (batteria), A. Marangolo (sax), J.-L. Henriques (batteria), A. Urso (ex trio Irio de Paula), T. Esposito, F. D’Andrea (piano) e M. Rosen (sax). Nel ’92 inizia a lavorare per il teatro grazie allo spettacolo musicale Dalla Bossa Nova al Jazz. Si esibisce con S. Cerri al basso, A. Marangolo al sax, F. alla chitarra ed E. al piano. Nasce una collaborazione e profonda amici- zia con Sergio Endrigo, in un quinquennio di concerti. Per merito di Endrigo, Marco Poeta conosce Toquinho, Chico Buarque, Gilberto Gil e CaetanoVeloso.

Nel 1996 è con il grande maestro di Bossa Nova Baden Powell al festival Musicultura di Recanati e in seguito, nella sua casa a Parigi, ha la possibilità di perfezionarsi nella tecnica chitar- ristica. Poeta si esibisce come chitarrista acustico con protagonisti della canzone d’autore quali M. Bubola, R.Gianco e U. Bindi. Dal 1997 collabora alla direzione artistica del Centro Studi Leopardiani di Recanati, promuove spettacoli di musica e poesia dal titolo Notturni Leopardiani. Nel 1998, in occasione del bicentenario della nascita di Giacomo Leopar- di, incide un album che raccoglie i Canti leopardiani recitati in lingua portoghese dal professor A. Fournier, consigliatogli dall’amico A. Tabucchi, con commenti musicali eseguiti alla chitarra classica. Alla fine del 1998 Poeta presenta il progetto a ‘Casa Pessoa’ di Lisbona. Nel 1998 si esibisce nelle città di Oporto, Lisbona e Coimbra. Durante il concerto di Lisbona, al Museo del Fado di Alfama, incontra il grande Mo chitar- rista del Fado A. Chainho, presente tra il pubblico. Quel giorno nasce una grande amicizia che continua anche oggi. È il Mo Chainho a insegnare a Marco Poeta i primi rudimenti della guitarra portuguesa.

Nel 2001 incide il suo primo album di Fado con la guitarra, e Renzo Arbore gli attribuisce la paternità del Fado italiano. Nel 2003 tiene il primo importante concerto di Lisbona. Nel 2004 è all’isola di Madeira, al teatro di Funchal, con la scrittrice D. Maraini e il regista R. Faenza. Nel 2005, al teatro Sao Luiz di Lisbona, presenta con Lucio Dalla Il no- stro Fado, arrangiando le canzoni del cantautore bolognese in chiave fadista. Nel 2005 è in teatro con F. Cigliano nello spettacolo Saudade d’o core, da Napoli a Lisbona. Partecipa allo spettacolo Mediterraneo e dintorni che vede la voce di Peppe Servillo duettare con la sua guitarra portuguesa. Nel 2006 esce nelle librerie del Portogallo un libro antologico sulla storia del Fado da Amalia Rodrigues a oggi, O futuro da saudade, che dedica un intero capitolo a Marco Poeta, annoverandolo tra i grandi guitarristi della storia del Fado. Al Meeting di Rimini del 2008 compone le musiche per lo spettacolo inaugurale dal titolo La Straniera. Artista molto eclettico e caratterizzato da un estro musicale senza con- fini, Poeta sta lavorando a un progetto molto ambizioso: interpretare con la sua chitarra acustica a 12 corde bra- ni ispirati al Cinquecento inglese da lui stesso composti.

Chitarra

Carlo Sampaolesi

Nasce nel 1997 e vive a Castelfidardo. Intraprende il proprio percorso di studi sotto la guida del M° Alessan- dro Mugnoz presso l’Istituto pareggiato ‘G.B. Pergolesi’ di Ancona. Si iscrive successivamente al Conservatorio di Fermo proseguendo con il M° Riccardo Centazzo, con il quale consegue il diploma accademico di I livello con il massimo dei voti e la lode.

Si è esibito in numerosi concerti solistici specializzan- dosi nel repertorio fisarmonicistico contemporaneo e nella letteratura bachiana. Collabora da alcuni anni in duo con il chitarrista classico ed elettrico C. Sampaolesi e con il sassofonista A. del Guercio. È ideatore del con- certo-spettacolo Opus 0, in trio con M. Giorgetti (piano- forte) e G. Balestrini (percussioni). Si è esibito in diversi teatri italiani (Roma, Jesi, Montegranaro, Porto Sant’El- pidio, Arcevia, Montecosaro, San Ginesio), con numero- se formazioni cameristiche. Ha partecipato ad una pro- duzione operistica in forma di ‘circo-opera’, Caffè Bach, presso il Teatro ‘G.B. Pergolesi’ di Jesi. Ha inoltre suo- nato in prestigiosi festival come il Premio Internazionale della Fisarmonica di Castelfidardo e il Macerata Opera Festival. Ha tenuto concerti all’estero insieme a C.Sampaolesi, esibendosi in due tournées in Albania e tenen- do masterclass in istituti di studi superiori musicali. Ha eseguito composizioni in prima esecuzione assoluta di B. Porena Notturno a Talla e collabora per l’arricchimento e l’evoluzione del repertorio fisarmonicistico con compo- sitori quali F. De Rossi Re, V. Ruggiero e L. Colonella. Ha partecipato alla prima esecuzione italiana del brano Concerto Cubico di E. Lambert ed ha inoltre eseguito il brano per sei esecutori I funerali dell’anarchico Serantini sotto la guida del compositore F. Filidei.

Sue esecuzioni sono inserite all’interno di cd, editi da Prendi Nota Records, dedicati a importanti compositori e fisarmonicisti italiani: G. Fugazza, L. Ferrari Trecate, G. Kramer, A. Volpi e B. Boccosi.

Ha partecipato a lezioni e a masterclass con C. Jacomuc- ci (all’Italian Accordion Accademy), C. Rojac, F. Palazzo e P. Vignani. Ha inoltre seguito corsi con importanti di- rettori d’orchestra e pianisti, quali S. Fermani, C.Butz- berger, A. Turini e G. Fagone.

 

Fisarmonica

Christian Zucconi

Nato nel 1978 a Piacenza, Zucconi intraprende la pro- pria ricerca artistica già dal ‘90, quando inizia a frequen- tare le cave di Carrara. Sono anni in cui lo studio della tecnica e la passione per Michelangelo lo portano a solu- zioni estetiche poderose, che saranno protagoniste della prima personale organizzata da Piero Molinari all’Uni- versità Cattolica di Piacenza nel 1998.

Nel successivo decennio si impegna nella realizzazione di grandi monumenti pubblici. Summa di questo periodo, la personale del 2007 curata da Alain Toubas nella pina- coteca del Castello Visconteo di Legnano, dove in Piazza San Magno espone la Gigantesca Legione. Da quel mo- mento la scultura monumentale interessa sempre meno a Zucconi, che vira la propria ricerca verso una scultu- ra più intimista, basata sull’interpretazione individuale del mito classico, tanto che alla fine del 2007 inventa la tecnica Kenoclastica. I risultati di quella «sofferta di- struzione, svuotamento e ricostruzione di una scultura (e di se stessi)» vengono presentati da Rudy Chiappini nel 2010 in Scandalosa, una personale al Museo d’Arte An- tica del Castello Sforzesco di Milano. Dopo Edipo e dopo la Cena in Emmaus di cadaveri (esposta alla Biennale di Venezia del 2011), sentendo esaurita la vena mitologica e religiosa, senza più filtri si addentra nelle zone d’ombra dell’uomo contemporaneo e – già dalle personali ai Mu- sei Civici di Palazzo Farnese di Piacenza, a cura di Elena Percivaldi, e al Museo dell’Opera del Duomo di Prato, a cura di Luca Beatrice – la sua scultura si fa sempre più «brutale e sporca», fino ad arrivare nel 2013 al ‘pe- riodo delle opere nere’ ispirate ai sotterranei dell’Antico Ospedale del Ceppo di Pistoia. In questo lasso di tempo collabora con M. Sabbagh a progetti comuni di scultura e di videoinstallazione a Oporto (Portogallo) e a Mila- no, in occasione della mostra Hot a cura di L. Beatrice. Per la cura di A. Mancinelli, concepisce l’happening di tre interi giorni Peep-Hole, in cui esplicita meccanismi voyeuristici solitamente tenuti nascosti.

Tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014, il drammatico momento storico e una coscienza ecologica sempre più forte. lo portano a stravolgere l’idea michelangiolesca. È infatti assemblando scarti di lavorazione in grandi blocchi che Zucconi dà inizio al ‘periodo del Leviata- no’, i cui esiti vengono per la prima volta presentati a cura di E. Beluffi in occasione della mostra Leviathan. Scultura, fotografia, video e performance: ogni aspetto del lavoro di Zucconi è visto come insieme unitario di uno studio interamente dedicato al corpo umano. Partendo dagli esiti ‘kenoclastici’, passando attraverso il periodo delle ‘opere nere’, si arriva alle serie fotografiche Cenere e Rewind, a video come Silence, Blank, Action/Dogma, fino alle sculture ispirate al Leviatano hobbesiano. Con queste ultime opere lo scultore stravolge l’idea michelan- giolesca di ‘blocco unico’ per dare espressione, attraverso blocchi formati da ‘pietre di scarto’, uniti da filo di fer- ro e ricoperti di cera, alla frammentazione psicologica, sessuale, culturale ed estetica dell’uomo contemporaneo; a una società sempre più violenta, disgregata e confusa.

 

Scultore

Greta di Lorenzo

Nasce a Milano nel 1994. Si diploma presso la scuola Teatro Arsenale nel 2018 e nello stesso anno, in qua- lità di attrice, prende parte a spettacoli con regia di Marina Spreafico e Kuniaki Ida. Continua la sua for- mazione nell’ambito del teatro di figura frequentando Animateria: scuola di alta formazione nell’ambito del- le tecniche e dei linguaggi del teatro di figura presso Teatro Gioco Vita, in collaborazione con Teatro delle Briciole, Teatro del Drago, Teatro del Buratto. Prece- dentemente studia costruzione e animazione di gua- rattelle con Gaspare Nasuto presso Atelier delle Figu- re, a Faenza, e la tecnica di animazione su nero con Nadia Milani presso il Teatro del Buratto a Milano.

Attrice

Massimo Eleonori

Nasce a Macerata il 19 aprile 1967. Dopo gli studi obbligatori si diploma come geometra a Macerata e successivamente come maestro d’arte al corso di pittura dell’Accademia di Belle Arti, sempre a Macerata. È nel contesto accademico che nasce e cresce il suo interesse per la sartoria e, nello speci co, per la sartoria storica. Terminati gli studi accademici, frequenta e si diploma nel 1993 come sarto teatrale dopo aver studiato con Giorgio Tani, tagliatore storico della sartoria Cerratelli di Firenze. Con- temporaneamente alla pittura, nel 1996 apre la sartoria TUL. MA a Tolentino. Collabora e realizza costumi (disegno, taglio e confezione) per numerose rievocazioni storiche delle Marche. Collabora con numerose scuole di danza e gruppi teatrali ama- toriali ricevendo vari premi come costumista. Nel 2011, dopo numerose collaborazioni come sarto, riceve la commissione per realizzare i costumi per il musical Frankestein Junior prodotto dalla Compagnia della Rancia. Questa collaborazione lo porterà a realizzare i costumi per A.A.A. cercasi Cenerentola, Grease, Ca- baret, Sister act e Grease 30 anni. La tutela del fare artigianale lo porta a contatto con molte realtà, ultima delle quali con i fratelli Marconi di Senigallia per i quali cura il ‘Corteo storico della Rie- vocazione del solenne ingresso’. Colleziona da anni abiti vintage, come reucpero di una memoria artigianale che va scomparendo.

Sarto

Salvatore Pallotti

Nasce a Belmonte Piceno nel 1967. Sin da giovanissimo rivela un estro creativo non comune. Frequenta l’istituto Statale d’arte ‘U. Preziotti’ di Fermo (sezione Cerami- ca), i suoi maestri sono stati il prof. Giuseppe Pende, il prof. Salvatore Fornarola e il prof. Costanzo Corrina. Nel 1985, durante gli anni di scuola, viene premiato a Lodi per aver progettato e realizzato una lampada in ce- ramica dal design avveniristico (esposta presso l’Istitu- to e importante riferimento per lo studio di strutture modulari). Si diploma nel 1989 e apre a Servigliano il laboratorio di decorazione a terzo fuoco su porcellane e maioliche “Il Decoro”, contemporaneamente condivide tecniche e aggiornamenti con maestri dell’Italia setten- trionale. L’accurata selezione dei materiali, la riscoperta delle antiche tecniche di decorazione, la raffinatezza dei motivi rielaborati con originalità pongono il suo atelier ai massimi livelli, ottenendo commissioni anche dall’e- stero. Nei 30 anni di attività è riuscito a mantenere viva la tradizione del decoro su porcellana e maiolica dive- nendo uno dei più importanti esponenti di questa nobile arte. Tale impegno è stato riconosciuto dalle Istituzioni, che gli hanno conferito nel 2018 una Medaglia d’oro.

Decoratore

Presentazione

La rappresentazione “Robespierre” assume per l’Associazione Centro Culturale un signi cato speciale. È l’occasione per coronare un sogno lungo più di dieci anni: valorizzare e presentare al grande pubblico un manufatto di proprietà del Comune di Potenza Picena, un manichino plurimaterico che affettuosamente denominiamo la nostra ‘principessa’. Si tratta appunto di un manichino di donna, a grandezza naturale, articolato, dal corpo in legno, con un corredo di abiti in seta e le estremità rimovibili in cartapesta, presumibilmente datato intorno al XVIII sec, sulla cui provenienza molto abbiamo ragionato, ma di cui non sussistono di fatto documenti certi. Forse appartenente ad una famiglia nobile, sicuramente riutilizzata nel recente passato come manichino processionale, ha due teste, di cui una di notevole fascino e fattura. La sua eleganza e struggente bellezza hanno colpito la fantasia dello scultore Christian Zucconi, che ringraziamo per aver accettato il nostro invito a lavorare alla ‘rinascita’ della nostra principessa. L’operazione culturale che viene presentata è quella di ridare un corpo contemporaneo, una nuova forma materica all’anima contenuta in questo manufatto storico. Una nuova vita al potenziale comunicativo ancora inespresso, ma prepotentemente contenuto nel fascino di quel volto. Un ringraziamento speciale va agli u ci della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, in particolare al dott. Pierluigi Moriconi e alla Soprintendente Marta Mazza per aver creduto nel nostro progetto e averci concesso di operare su un bene storico, in maniera reversibile, nel pieno rispetto della sua tutela e conservazione.

Robespierre

mufe-favicon