Orchestra Filarmonica Marchigiana

DOMENICA 10 NOVEMBRE ORE 17.30 - AUDITORIUM "FERDINANDO SCARFIOTTI"

Orchestra Filarmonica Marchigiana

Note di sala

Il naturalista Joseph Banks scoprì lo Uamh-Binn (in gaelico ‘Grotta delle me- lodie’) nel 1772, tra i ordi e le gole della costa Ovest di Scozia. Sprofondato sin dentro le gelide acque dell’oceano, un tto nùgolo di piloni basaltici (di proba- bile origine lavica) si era lì assiepato, come una selva antiche di pietre, a guardia dell’ingresso di un mondo perduto, abissale. Già allora quel luogo era conosciuto come ‘la Grotta di Fingal’, essendo quanto rimasto (secondo antiche leggende) della titanica impresa di un eroe irlandese: un ponte scolpito, tra l’Irlanda e la Scozia, scavalcandovi il mare. E così lo conobbe, sessant’anni più tardi, anche un giovane Mendelssohn durante un viaggio intrapreso tra le isole britanniche, giusto appena ventenne, dopo aver lasciato una Berlino che già lo acclamava per quel genio che era. Facile a immaginarsi, la Scozia impressionò molto l’animo sensibile del giovane compositore; ben rispondendo quei paesaggi selvaggi al fascino oscuro di cui amava nutrirsi la nuova sensibilità del romanticismo tedesco. Per la sua nuova Ouverture, abbozzata proprio in quei giorni del 1829, Mendels- sohn sembrò propendere in un primo momento per il titolo Die einsame insel (‘L’isola solitaria’), con cui in e etti l’opera sarà data alle stampe l’anno seguente, a Venezia. Solo più tardi l’autore lo muterà in Die Hebriden (‘Le Ebridi’), com’è conosciuta tuttora. Mendelssohn però, cercando di suscitare nel pubblico un’adeguata suggestione fantastica, si risolverà ad aggiungere in ne anche un sotto- titolo: La Grotta di Fingal. Con intuito profondo, Mendelssohn precorre già i tempi, dando alla luce una ‘musica a programma’, antesignana per l’epoca del Poema sinfonico, futuro genere prediletto dai tardo-romantici tedeschi. In orchestra si spiega così un ampio spettro di timbri, e di e etti, in grado di animare favolisticamente – come sempre in Mendelssohn – il più ne magistero formale.

Se Mendelssohn è capace di impiegare l’orchestra nelle più sottili nuances, è allo stesso tempo un raffinato poeta del pianoforte, capace di delicatezze sublimi e di virtuosismo smagliante, ancor più perché sempre circonfuso di una classicità laccata e lucente, perfetta come in un prezioso cammeo. Nel suo pianismo però, a confronto con quello del suo collega Chopin, di cilmente troviamo quella stessa profondità di pensiero, che presto, anzi prestissimo, nel compositore polacco si farà vertiginosa, capace di unire a proporzioni anche minute i voli più alti di un sentimento musicale purissimo, già pienamente maturo sin da opere per certi versi ancora giovanili. Chopin del resto, al contrario di Mendelssohn, scriverà molto poco per l’orchestra, e sempre componimenti per pianoforte ac- compagnato, mai pensando al solo organico orchestrale: solo quattro altre opere (tra cui la celeberrima Grande Polonaise Brillante) a ancano per questo organico gli unici due Concerti che Chopin ci ha lasciato per pianoforte e orchestra, composti inoltre a breve distanza l’uno dall’altro. In seguito alle ultime glorie del concertismo di scuola viennese (l’ultimo di Mozart è del 1791, il quinto di Beethoven del 1810), il genere del Concerto si era in verità ritrovato – a cavallo del secolo – pronto oramai a salpare gli ormeggi e ad allontanarsi per sempre dagli aurei equilibri dello stile dei classici. Così, giusto prima che esplodesse il nuovo tumulto romantico, tre diversi autori percorreranno quello stile instabile e inquieto, dalla tempèrie non più classica certo, né pienamente romantica, che siam soliti chiamare Biedermeier. Il primo di questi tre compositori sarà Carl Maria von Weber, che nel 1811 scrive il suo Concerto in Do maggiore; undici anni più tardi lo seguirà Mendelssohn con il primo dei suoi quattro concerti solistici (di cui solo due pubblicati); mentre sarà nel 1829 (lo stesso anno in cui Mendelssohn visitava la Scozia) che anche Chopin intraprenderà la s da, co- minciando la partitura che diverrà poi più tardi il suo secondo Concerto, op. 21. Tradizione e stravaganza al contempo, nella ra nita pulizia di scrittura, sovente ornata però di agilità arabescate; orchestra per contro dall’autonomia limitata, relegata un po’ ai margini, con compiti il più delle volte a commento dell’eloquenza solistica. Primi tempi militareschi (con fanfare di corni magari); il più dolce lirismo nel mezzo (di stampo chiaramente vocale, e qui Chopin ci regala alcune perle meravigliose); poi le code da ultimo, tutte agilità popolareggiante di danze, nostalgiche però come reminiscenze lontane. Citando Rattalino: se il concerto classico era stato teatrale, e quello romantico propenderà verso il drammatico, il Concerto biedermeier ci pare il più esatto equivalente di una coreografia.

Questo stesso carattere, agilissimo e statico al contempo, pago di incresparsi nel suo gioco continuo di fremiti e volute, si riverbera anche nelle pagine giovanili del Concerto per pianoforte e violino di Mendelssohn. Opera questa che con 2017, Cappella dei contadini, scultura di Umberto Peschi l’abilità un po’ stralunata dell’enfant prodige (il compositore a quel tempo aveva soltanto tredici anni!) ci ripropone una tradizione sì classica (quella del concerto per più di un solista), agitata però da tensioni che crepitano sotto al velo imma- colato della forma, scoprendovi guizzi, e languori, e passioni. In un abbraccio continuo, il pianoforte e il violino vi dialogano e turbinano, sul letto armonico che la compagine orchestrale – qui ridotta agli archi soli – porge con sapiente eleganza di scrittura, alternando un ranato riserbo ‘a commento’ (che ben si addirebbe ad un coro, in teatro) a quei magici momenti di rapimento fantastico che solo a Mendelssohn riescono, con tale naturalezza e apparente semplicità. Certo diversi, non solo per la scelta d’organico, ma ancor più per la destinazione pensata (un’intimità più da camera nel caso mendelssohniano, come cavallo di battaglia da virtuoso in carriera, Chopin) ci troviamo qui di fronte però a un risultato consimile: siam forse lontani dai capolavori beethoveniani, come pure dai colossi che saranno il vanto più tardi del concertismo romantico, ma la godibilità di queste opere è innegabile e, nella spensierata ra natezza che le attraversa dal capo alla ne,igiovani Mendelssohne Chopinsembranovolercicon dareun’innegabile verità; vale a dire quanto la più grande eleganza, giusto in bilico forse dal tramutarsi in leggerezza, possa fondere al contempo il virtuosismo e lo charme.

Nicolò Rizzi

Form - Orchestra Filarmonica Marchigiana

La FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana è un’Istituzione Concertistica Orchestrale Italiana, fra le tredici riconosciute dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. A ronta il repertorio sia lirico, sia sinfonico con notevole essibilità e duttilità sul piano artistico-interpretativo, come rilevato da tutti gli interpreti e i direttori d’orchestra che con essa hanno collaborato. Nel corso della sua attività, in primo luogo nella realizzazione della Stagione Sinfo- nica in ambito regionale e nella partecipazione alle più importanti manifestazioni a carattere lirico delle Marche, la FORM si è esibita con grandi interpreti come G. Kremer, N. Gutman, V. Aškenazi, I. Pogorelich, U. Ughi, S. Accardo, A. Lonquich o M. Brunello, avvalendosi della guida di direttori di prestigio internazionale, quali G. Kuhn, W. Nelsson, D. Renzetti, A. Battistoni ed H. Soudant. Collabora con gli Enti e le Associazioni concertistiche più prestigio- se del territorio marchigiano, realizzando anche circuiti di concerti destinati al pubblico scolastico. L’Orchestra ha partecipato a impor- tanti eventi di carattere nazionale e internazionale, fra i quali: Concerto di Fine Anno al Quirinale (2005); Concerto per la Vita e per

la Pace in Roma, Betlemme e Gerusalemme (2006); veglia e concerto serale per l’incontro di Papa Benedetto XVI con i giovani di tutto il mondo a Loreto (2007); partecipazione con il chitarrista G. Seneca al Festival Internazionale di Izmir (Turchia) con il concerto “Serenata mediterranea” (2009), successivamente riproposto anche al Festival Internazionale di Hammamet (2010); “Concerto in ono- re di Benedetto XVI”, offerto al Pontefice dal Cardinale Domenico Bartolucci (2011); Concerto “De-Sidera” con G. Allevi e diretta tv “Al centro della Vita”, in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona (2011). Attualmente la FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana si avvale della direzione artistica del M° F. Tiberi e dal 2015 della direzione principale del M° H. Soudant.

Emanuele Andrizzi, direttore

Nato a Roma e cresciuto nel ricco ambiente musicale del Conser- vatorio di S. Cecilia, il M° Andrizzi è stato apprezzato dalla critica internazionale come un direttore «sensibile» (Chicago Tribune) e «pieno di spirito e sottigliezza allo stesso tempo» (San Diego Union Tribune). La sua versatilità lo ha portato ad esibirsi in repertori di largo respiro ed in vari generi musicali (dall’opera alla sinfonica, dal balletto alla musica contemporanea), portandolo a collaborare con istituzioni del calibro della Lyric Opera of Chicago, la San Diego Symphony, l’Orchestra della Città di Ravenna o la Chicago Philharmonic. Di recente è stato invitato per un imminente debutto dal prestigiosissimo Jo rey Ballet. Musicista da camera e pianista accompagnatore sin dalla più giovane età, il M° Andrizzi – dopo essersi diplomato in pianoforte al Conservatorio ‘A. Casella’ de L’Aquila e poi in Composizione e Direzione d’Orchestra al Conservatorio di S. Cecilia in Roma – si è trasferito negli Stati Uniti, nel 2007, per perfezionare la propria tecnica direttoriale, sotto la guida dell’illustre M° V. Yampolskij, presso la prestigiosa Northwestern Univer- sity. Dove peraltro è stato invitato nel corso degli anni successivi

come direttore ospite, unico fra i vecchi studenti dell’Università ad essere invitato a dirigere per ben tre diverse produzioni operistiche. Oltre alla carriera direttoriale, il M° Andrizzi vanta un’intensa carriera didattica, essendo da diversi anni il Direttore Musicale delle Orchestre titolare al Conservatorio di Musica di Chicago (presso la Roosevelt University), la cui stagione include più di quattro orchestre e una mezza dozzina di concerti sinfonici, nonché varie produzioni operistiche. Grazie alla sua attività pedagogico-professionale è stato invitato a dirigere in alcune delle Università più prestigiose degli Stati Uniti, nonché presso vari Festival internazionali (dal Ryan Opera Center, alla Chicago Summer Opera e al Mediterranean Opera Studio and Festival). Durante la propria attività, il M° Andrizzi ha avuto più volte l’onore di dirigere artisti di chiara fama internazionale, da F. Furlanetto a F. Von Stade, da J. Castle a M. Baglini, da W. Farouk a F. Almond, con il quale ha anche inciso un album per la Albany Records con musiche per violino ed orchestra. Dopo essere divenuto il direttore ospite principale della Chicago Philharmonic, ha spinto per la sperimentazione costante di una commistione tra generi e destinazioni diverse (da concerti estivi a Family e Holiday concerts, da pop-up performances sino a una recente partecipazione all’eclettico Pitchfork Festival, eseguendovi musiche di W. Basinski). Fra i vari Festival in cui ha partecipato, in qualità di direttore ospite, spiccano il Grant Park Festival, il Ravinia Festival ed il Latino Music Festival. Negli anni precedenti la propria carriera professionale, ha lavorato come assistente dei Maestri J. Conlon e Sir A. Davis, oltre ad aver vinto il ‘secondo premio’ al Concorso In- ternazionale per Direttori di Musica Contemporanea “4X4 Prize”.

Sihana Badivuku-Hoxha, violino

Nata a Pristina (in Kosovo) nel 1967, da una famiglia di musicisti, studia dall’età di 16 anni al Conservatorio ‘P.I. Čaikovskij’ di Kiev, in Ucraina, con il famoso violinista Bogodar Kotorovič. Successivamente prosegue gli studi a Mosca, al Conservatorio ‘P.I. Čaikovskij’ con la prof.sa Evgenja Čugajeva. Si perfeziona quindi alla Hochschule di Detmold, in Germania, con Young Uck Kim, mentre nell’agosto 1994 frequenta una masterclass a Siena, presso l’Accademia Chigiana, con Uto Ughi. Ha partecipato a diversi festival internazionali: in Kosovo alla ‘Settimana Bach’, al festival internazionale di musica da camera ‘KamerFest’ e ai festival internazionali di musica contempo- ranea ‘Nuova scena’ e ‘ReMusica’ di Pristina; in Albania al festival di musica contemporanea ‘Ohrid Summer Festival’ (Giorni di Musica Macedone) di Tirana; in Slovenia al Festival ‘Muzina’; in Macedonia al ‘Bitola InterFest’; in Bulgaria al ‘Varna Music Festival’; in Italia al ‘Gubbio Festival’ e ai ‘Concerti dell’Altamarca’ di Treviso. Ha tenuto diversi concerti in Kosovo, Macedonia, Albania, Bulgaria, Germania, Italia, Russia, Finlandia, Irlanda, Spagna, Slovenia, Belgio e Stati Uniti. Dal 1992 è professore presso la Facoltà delle foto Saša Huzjak arti di Pristina e Maestro concertatore presso la Kosova Philharmonics e l’Albanian Philharmonics. Ha suonato in formazioni da camera con vari artisti illustri, come P. Vernikov, M. Barley, P. Camicia e B. Giraud. È molto attiva, in formazione di duo per violino e pianoforte, con i pianisti Maja Kastraković (dal 1994) e Derek Han (dal 2000). Nel 2016 è stata artista ospite in ne agli Spectrum Concerts, presso la Philharmonic Chamber Hall di Berlino, fondata e diretta dal violoncellista americano Frank S. Dodge.

Mihajlo Zurković, pianoforte

È nato nel 1978 a Sombor, in Serbia, dove ha iniziato lo studio del pianoforte. All’età di 14 anni è stato ammesso all’Ac- cademia di Belle Arti di Novi Sad con una borsa di studio per giovani talenti, nella classe di Jokuthon Mihailović, col quale si è poi diplomato ed ha ottenuto il titolo magistrale. Attualmente Zurković sta frequentando un dottorato a Novi Sad sotto la guida di B. Gorunović ed è allo stesso tempo assunto in qualità di Professore Associato di pianoforte e Coordinatore del Dipartimento, all’Accademia di Belle Arti di quella città. Ha vinto numerosi premi in concorsi naziona- li ed internazionali tra i quali: Primo Premio al Concorso Internazionale ‘P. Konjović’ (Belgrado, 1995), all’European Piano Competition (Moncalieri, 1995) e all’International Forum (Kiev, 2009). A partire dal suo primo concerto da solista (tenuto all’età di 12 anni) M. Zurković si è esibito in più di 500 recitals, e concerti di musica da camera oltre ad essersi esibito più volte in veste solista, con diverse orchestre. Le sue esecuzioni lo hanno portato in tutta Europa, Cina, Giappone e Stati Uniti d’America. Ha partecipato al progetto “Operation 40 Fingers” per il quale ha compiuto una tournée in Italia, nella stagione concertistica 2007-08. Nel 2009 ha tenuto recitals in prestigiose sale di New York (due concerti nella Bechstein Concert Hall, ed uno al Symphony Space), mentre nel 2010 ha proseguito la sua attività concertistica in Russia, esibendosi a San Pietroburgo. Nella stagione concertistica 2013-14 ha preso parte al progetto Irish Dance Company con il Fabulous Beast Dance Theatre suonando Petruška e la Sagra della Primavera di Igor’ Stravinskij, in vari Festival tra Germania ed Irlanda. Ha inciso per la Radio Svizzera, la radio Vaticana, la Radio Televisione del Montenegro, la MTV2-Radio-Televisione Ungherese e la Televisione Nazionale Serba. Nel 2009 Zurković ha inciso un live CD (pubblicato dal Centro Culturale ‘L. Kostic’ di Sombor e dall’Accademia di Belle Arti di Novi Sad) con brani di Schubert, Skrjabin, Brahms e Chopin. Nel 2010 ha fondato il Festival musicale “SO-MUS” nella sua città natale, divenendone il direttore artistico. Sin dal suo esordio, il Festival è divenuto uno dei più importanti eventi musicali della regione.

Lorenzo Di Bella, pianoforte

Così si è espresso il pianista Lazar’ Berman, pochi mesi prima della sua scomparsa: «Lorenzo è un notevole pianista di talento,

un brillante virtuoso, un emozionante e ra nato musicista. Io sono stato suo insegnante per tre anni e ho sempre ammirato la sua grande abilità tecnica e la sua forte personalità artistica ma soprattutto la sua voglia di parlare al pubblico…». Lorenzo Di Bella si è aggiudicato nel 2005 il primo premio e medaglia d’oro al concorso pianistico ‘Horowitz’ di Kiev (membro della Federazione Internazionale dei Concorsi di Ginevra). Per meriti artistici nel 2006 gli è stato consegnato in Quirinale, dall’ex Presidente Ciampi, il ‘Premio Sinopoli’, in memoria del direttore d’orchestra G. Sinopoli, scomparso nel 2001. Nel 1995 si è aggiudicato il ‘Premio Venezia’, il più importante concorso nazionale a seguito del quale ha tenuto recitals per le maggiori società concertistiche italiane. Grande successo hanno riscosso le sue apparizioni al “Festival dei Due Mondi” di Spoleto, su invito personale del M° G. Menotti, al Teatro “La Fenice” di Venezia, al Teatro Olimpico di Vicenza, al Teatro delle Muse di Ancona, alla Sala Michelangeli di Bolzano, alla Maison Symphonique di Montréal, al Festival Liszt di Utrecht, all’ETH di Zurigo, al Festival Chopin di Marianske Lazne e al Festival di Sombor, oltre che a Lugano, Amburgo, Berlino, Praga, Cracovia, Sarajevo, Novi Sad, Ottawa, Denver (CIPA), Pechino, Shanghai (Oriental Center), Wuhan, Xi’han, alla Società dei Concerti di Milano e all’Audito- rium “Parco della Musica” di Roma con l’Orchestra Nazionale di S. Cecilia. Ha eseguito nel 2013 l’integrale delle Études-Tableaux di Rachmaninov in due concerti, a Torino e Milano, all’interno della settima edizione del Festival MITO – Settembre Musica. La sua attività concertistica lo ha portato ad esibirsi in importanti città italiane ed estere, e a collaborare con orchestre quali: l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, l’Orchestra Sinfonica di San Remo, l’Orchestra Nazionale di O’Porto, l’Orchestra Filarmonica Marchigiana, l’Orchestra Sinfonica di Pesaro, l’Or- chestra Sinfonica Nazionale dell’Ucraina, l’Orchestra Sinfonica di Nancy, la Südwestdeutsche Philarmonie, l’Orchestra Sinfoni- ca Villingen-Schwenningen, la New World Philarmonic, la Mo- ravian Philarmonic Orchestra, la West Bohemia Orchestra e la Philarmonisches Kammerorchester Berlin. Ha collaborato con numerosi direttori tra cui J. Conlon, K. Karabits, V. Christopou- los, R. Seehafer, J. Iwer, Z. Müller, V. Sirenko, M. Maciaszczyk, M. Brousseau, D. Crescenzi, F. Lanzillotta e L. Piovano. Dal 2016 è docente di pianoforte principale presso il conservatorio ‘G. Rossini’ di Pesaro e direttore artistico dell’Accademia Pia- nistica delle Marche di Recanati dove ogni anno organizza master- classes con pianisti e didatti di fama internazionale. È ideatore e direttore artistico della stagione concertistica Civitanova Classica Piano Festival, del Mugellini Festival di Potenza Picena e del Concorso Pianistico “La Palma d’Oro” di San Benedetto del Tronto.

Walter Scotucci, storico e critico d’arte

Compiuti gli studi liceali a Fermo, ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia nel 1981 e la specializzazione in Pediatria nel 1986 presso l’Ateneo dorico e nello stesso anno, la qualifica di operatore culturale per l’Archeologia. È curatore di diverse pubblicazioni ed autore di numerosi saggi su temi di storia dell’arte, archeologia, architettura, antropologia culturale, medicina e storia della me- dicina. Ha redatto testi critici, schede e collaborato a vari allesti- menti di mostre sia di arte antica che contemporanea in qualità di membro di comitati scientifici, di curatore e di organizzatore. Partecipa da oltre un trentennio all’attività di numerose Associazioni di volontariato culturale, di Istituti scienti ci ed Accade- mie e prende parte a convegni ed incontri culturali in qualità di relatore o di moderatore. Ha maturato diverse esperienze anche grazie ai numerosi incarichi ricoperti. È presidente della sede di Monterubbiano e della bassa valle dell’Aso di Archeoclub d’Italia, associazione della quale è diventato dal 2001 Consigliere Nazionale e dopo dieci anni svolti come Coordinatore regionale per le Marche, è stato nominato componente del Comitato direttivo e vice presidente nazionale. Già membro della consulta dei Beni ed attività culturali della Regione Marche, è stato più volte proposto alla carica di Ispettore onorario delle Soprintendenze di Urbino e di Ancona. Componente di varie Giurie e Comitati scienti ci, è past president dell’Associazione le Cento Città, non- ché socio dell’Istituto Firmano dell’antica Università per la Storia dell’Arte Medica e membro dell’Istituto Italiano dei Castelli, sezione Marche.

È conosciuto nel mondo dell’arte in particolare per lo studio monogra co su uno dei più importanti protagonisti del Rinascimento regionale, il pittore Vincenzo Pagani, grazie ad una sua pubblicazione presentata in Campidoglio da Federico Zeri nel 1994 (menzione speciale l’anno successivo al premio Salimbeni). Studio coronato nel 2004 con una grande mostra curata insieme a Vittorio Sgarbi nel palazzo dei Priori a Fermo. Tra le sue più importanti scoperte, quella dell’oscuro pittore di origine slava Marchisiano di Giorgio, operante nel territorio maceratese nel sedicesimo secolo, del quale non si conosceva la turbolenta vicenda umana ed artistica. Suo è anche il progetto per una monumentale schedatura del patrimonio artistico regionale disperso, nanziato dalla regione Marche tuttora in corso ed ancora non pubblicato. Dal 2008, per diversi anni, ha collaborato con Vittorio Sgarbi in qualità di Vice presidente all’Accademia di belle arti di Urbino ed è stato successivamente inserito dallo stesso critico ferrarese tra i membri del Comitato di studio alla 54^ esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia, padiglione Italia. Ha recentemente collaborato con il progetto di uso di Achille Bonito Oliva per l’Expo di Milano all’impresa dell’Albero della Cuccagna, istallazione unica per le Marche, site specific dell’ar- tista Franco lo Svizzero, presso la Roccaccia di Montefortino.

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