DOMENICA 20 OTTOBRE ORE 17.30 - CAPPELLA DEI CONTADINI

Note di Sala

Il programma ideato dall’Italian Sax Quartet ci permetterà questa sera di fare un’esperienza di un’altra musica da camera, rispetto quella cui più ci siamo abituati, o forse sarebbe giusto parlare di musica ‘da un’altra camera’, o meglio ancora da ‘camere diverse’. Se nella prima parte di questo programma il timbro tutto particolare del quartetto di sassofoni ci incuriosirà infatti con la reinterpretazione di alcuni grandi classici della tradizione euro-colta, nella seconda ci ritroveremo trascinati nell’universo di un’arte consorella – seppur più giovane – della musica, che unendo suoni, immagini, gestualità e parole ha nel Novecento dato luce a un linguaggio del tutto nuovo: il cinema.

Di poco successiva al 1720, la terza Suite orchestrale di Johann Sebastian Bach è uno dei migliori esempi di quella produzione strumentale che il compositore completò durante il suo lungo periodo a Lipsia. La celebrità del secondo movimento di quest’opera è certo dovuta alla sua delicata bellezza, ma anche grazie ad una celebre trascrizione che – per pianoforte e violino – ne fece nell’Ottocento il violinista tedesco A. Wilhelmj; adattandola per il proprio strumento, Wilhelmj trascrisse l’Aria bachiana facendone una melodia che potesse esser suonata usufruendo unicamente della corda di Sol, che caso vuole sul violino esser la quarta. Da qui il nome con cui tutt’oggi nel mondo quest’opera è nota; ‘Aria sulla quarta corda’, ma che in verità Bach concepì per trombe, timpani, oboi, archi e basso continuo.

«Che colosso questo Bach, in uno stile come quello scrivere una tal quantità di composizioni! Incredibile; ciò che per gli altri è di cile, per lui era un gioco». Con queste parole, un ormai anziano Gioacchino Rossini con dava all’amico F. Hiller la sua ammirazione per il genio tedesco. Non che lui, in effetti, fosse poi tanto da meno; e l’abilità dell’autore (in grado di scrivere l’Ouverture de La gazza ladra il giorno stesso della prima, rinchiuso in uno sgabuzzino della Scala) già si esprime nella spumeggiante agilità delle sei giovanili Sonate a quattro, in tutto e per tutto dei quartetti per archi seppur dall’organico insolito. Due violini, violoncello e contrabbasso erano, infatti, le risorse strumentali di una combriccola di quattro amici (tra cui lo stesso Rossini) che si ritrovava vicino Ravenna, per passare l’estate. Rossini era allora sedicenne, e si vergognerà in seguito di questi ‘peccati di gioventù’: «Sei Sonate in e etti orrende, da me composte alla villeggiatura. Il tutto realizzato e copiato in tre giorni ed eseguito cagnescamente dal Triossi, il Morini, il fratello di questi e me stesso, che ero per dire il vero il meno cane!». Classica autoironia rossiniana, per pagine di cui tutto si può dire fuorché fossero ‘orrende’.

Se con Bach e Rossini ricordiamo il meglio del barocco e del tardo- classicismo europeo, con l’Adagio per archi di Samuel Barber giungiamo ad un capolavoro indiscusso del Novecento musicale. Icona di un dolore malinconico, assoluto, che l’americano Barber compose nel 1936, a soli ventisei anni, questa pagina era nata come movimento centrale di un suo Quartetto, aprendo tra i due tempi agitati che l’incorniciavano uno squarcio di sonora immobilità, attonita, sconsolata; «ho sempre creduto di aver bisogno, intorno a me, di una circonferenza di silenzio» avrebbe lui stesso scritto alcuni anni più tardi. Nella sua forma orchestrale l’Adagio verrà diretto a New York, e con enorme successo, da Arturo Toscanini, mentre trent’anni più tardi Barber ne ricaverà in ne, apponendovi il testo liturgico, un Agnus Dei per coro ad otto voci, dalla bellezza se possibile ancor più disarmante.

L’Adagio di Barber è inoltre un esempio tra i più celebri di pagine musicali ‘classiche’ ad essere state adottate anche come potente testo sonoro per un capolavoro cinematogra co, nel Platoon di Oliver Stone, dove – come tras gurate dall’umanissima voce degli archi – scorrono dinanzi ai nostri occhi le immagini colme di orrore della violenza in cui venne precipitato il Vietnam con la guerra del 1955-75. Ma la tradizione di musica eccellente impiegata o appositamente composta per lm abbonda di opere celebri. Oggi di quella tradizione, sempre nella resa particolare del quartetto di sassofoni, avremo un assaggio corposo rappresentativo di due delle sue più rinomate ‘scuole’: quella americana, e quella nostrana. Ecco quindi il Blues gershwiniano da Un americano a Parigi, sorta di ‘balletto rapsodico’ che diverrà poi la colonna sonora dell’omonimo lm-musical di V. Minnelli, del ‘51. O le musiche da lm di Michael Nyman, tra i padri del minimalismo musicale, che seppe fare invece il percorso inverso; traendo ad esempio un intrigante Concerto per pianoforte, clavicembalo, trombone e sassofono dalle proprie musiche per il lm Lezioni di piano (Palma d’Oro a Cannes, nel ’93).

Il caso poi della ‘scuola italiana’ è di un artigianato musicale colto, elegante, sicuro che per registi come S. Leone, G. Tornatore, R. Benigni o F. Fellini ha confezionato lavori indimenticabili. Si pensi – nel caso della Trilogia del dollaro di Morricone – al celebre schio e alle grida dei coyotes nel lontano Far West (o al auto di Pan che riecheggia tra le strade di C’era una volta in America, dove un’epicità inaudita si fonde alla nostalgia costante, inalienabile, di un mondo rivagheggiato sì ma perduto per sempre); o all’oboe di padre Gabriel che risuona tra le profondità della jungla; alle mani di Benny Goodman ‘T.D. Lemon Novecento’, sorta di reincarnazione fantastica dello spirito di Scott Joplin, ‘Jelly Roll’ Morton e Bill Evans, riuniti dalla penna di Alessandro Baricco e poi ritrovati nella collaborazione di Morricone col pianista Amedeo Tommasi; come a quelle tante reminiscenze della canzone italiana dai primi del secolo che Nicola Piovani racchiude nelle partiture de La Vita è Bella; o in ne nella Passerella con cui, in 8 1⁄2, Nino Rota inquadra lo spettacolo onirico di un bel mondo italiano immaginato come un circo, in riva al mare, dove la malinconia si fa musica, e questa a sua volta ricordo, allucinazione, magia. Non è un caso se Rota, Piovani e più di recente Morricone sono i tre più grandi compositori italiani per cinema ad esser stati insigniti dell’Oscar per il loro lavoro.

Resterebbe un accenno da fare ai due compositori con cui si concludono entrambe le parti di questo programma, lo spagnolo Pedro Iturralde che a soli vent’anni scrisse la sua Pequeña Czarda, mescolandovi ricordi classici di danza con timbri e colori del jazz, e l’argentino Astor Piazzolla che, ancor più che non nel suo Libertango, ci regala in Oblivion l’essenza stessa dell’anima tanguéra, nelle forme di una lenta Milonga che ci parla di amore e di oblio, e che un altro grande del cinema italiano (Marco Bellocchio) saprà rendere celebre anche presso il pubblico nazionale.

Nicolò Rizzi

Italian Saxophone Quartet

È formato da solisti che hanno messo la loro esperienza al servizio della musica da camera e che, in formazione di quartetto, hanno trovato una perfetta simbiosi artistica, portando l’ensemble a livelli di assoluta eccellenza. Nella sua pluriennale attività, l’I.S.Q. ha partecipato a vari concorsi di musica da camera, distinguendosi particolarmente grazie alla vittoria del ‘primo premio assoluto’ al Concorso Internazionale ‘Premio Ancona’ presieduto dal M° Goffredo Petrassi, aggiudicandosi anche il ‘premio speciale’ per l’interpretazione del repertorio contemporaneo. Oltre a trascrizioni di celebri pagine di J.S. Bach, C. Monteverdi, G. Gershwin e D. Šostakovič, il repertorio dell’I.S.Q. comprende: brani originali del Novecento per quartetto di sassofoni (di A. Glazunov, J. Françaix, P. Glass, P.M. Dubois, M. Torke e A. Desenclos); brani di autori contemporanei (come S. Sciarrino, M. Nyman, F. Donatoni, I. Xenakis, H. Pousseur, P. Glass ed A. Pärt) e latino-americani; oltre a brani di estrazione blues o jazz. Il gruppo propone inoltre in concerto, e con grande successo, composizioni ad esso espressamente dedicate di autori contemporanei (come F. De Rossi Re, S. Scodanibbio, A. Sbordoni, J. Harnell e D. Nicolau). 

L’ensemble è già stato applaudito in oltre 300 concerti, tenuti nelle più importanti sale internazionali di Francia, Germania, Spagna, Svezia, Grecia, Giappone, Stati Uniti, Libano e Russia, con programmi che affiancano volentieri tradizione e modernità. Il Quartetto si è poi esibito con molteplici orchestre sinfoniche, sia proponendo progetti originali che collaborando con i maggiori compositori del nostro tempo. In merito, possono essere ricordate le collaborazioni con l’Orchestra Sinfonica ‘Malipiero’ (con musiche di P.M. Dubois e A. Piazzolla), e quella col quartetto d’archi Foné, per la realizzazione di un’inedita elaborazione de L’arte della Fuga di J.S. Bach (per doppio quartetto) e per l’esecuzione – nel 2010 (prima assoluta in Italia) – di Amao Omi di G. Kancheli, per quartetto di sassofoni e coro, presso il Duomo di Milano. Di assoluto rilievo, inoltre, la partecipazione nel 1999 alla première di Outis di L. Berio, con l’Orchestra Sinfonica del Teatro alla Scala di Milano, oltre alla collaborazione con S. Sciarrino nella promozione della sua opera Pagine. La loro produzione discografica comprende dischi per le etichette De- los e Pentaphon. Nel 2018, l’I.S.Q. ha infine presentato il disco The Italian Way (con autori sia classici che di musica per film), con l’etichetta giapponese Da Vinci.

 

Lorenzo Cicconi Massi

Nel 1991 discute la tesi di laurea in Sociologia “Mario Giacomelli e il gruppo Misa a Senigallia”. Nel 1999 ottiene il primo premio al concorso Canon. Dal Gennaio del 2000 è uno dei fotografi di Agenzia Contrasto. Il mensile Arte lo include fra i 10 giovani talenti del nuovo pano- rama fotografico italiano. I suoi lavori vengono premiati in numerosi concorsi, pubblicati dalle maggiori testate italiane e straniere (Images, Newsweek, Io Donna, Sportweek, la Stampa, Ventiquattro, Meridiani, Corriere delle sera ecc…). Mostre personali alla Treffpunkt Galerie di Stoccarda e allo Stadthaus di Ulm, al Palazzo del Duca di Senigallia, alla galleria Forma di Milano, alla galleria Fuorifuoco di Salerno, al Teatro dei Dioscuri di Roma. Mostre collettive a Palazzo Reale Milano, Museo Traste- vere Roma, Fondazione Venezia 2000, Triennale Bovisa. Nel 2007 è premiato nella sezione “Sports features sin- gles” al World Press Photo, con un lavoro sui giovani calciatori cinesi. Venerdì di Repubblica gli dedica la co- pertina insieme ai colleghi italiani premiati.

Sempre nel 2007 riceve il premio G.R.I.N.(Amilcare Pon- chielli) per la serie sui giovani “Fedeli alla tribù”. Ne se- gue una mostra antologica Viaggio intorno a casa curata da Contrasto. Per i 10 anni dalla scomparsa del grande fotografo senigalliese realizza il film Mi ricordo Mario Giacomelli (dvd ed. Contrasto), con la partecipazione dei più importanti personaggi della fotografia e dell’arte italiana. Nell’estate 2011 espone sue opere per la Biennale di Venezia padiglione delle Marche, curata da Vittorio Sgarbi. Espone i suoi lavori a Parisphoto, rappresentato da Forma galleria. Nel 2012 ha lavorato per il progetto di Altagamma “Ita- lian Contemporary Excellence” con le più importati aziende italiane, in mostra alla triennale di Milano, con volume edito da Rizzoli. Nell’estate del 2012 ha esposto Cammino verso niente presso la galleria Galic a Spalato, Croazia. Aprile 2013 ha esposto al Museo Ferragamo per la mostra Il calzolaio prodigioso. La fondazione museale Tod’s lo incarica di realizzare le fotografie sul ‘fatto a mano’. È stato scelto dalla rockstar Elisa come fotogra- fo ufficiale del tour L’anima vola. Dalla Regione Marche è incaricato di fotografare e filmare i luoghi della spiritualità nella regione. Nel 2016 la mostra La grande bellezza del made in Italy presso il Rettorato dell’Università Politecnica delle Marche. Del 2016 è la mostra Le Donne Volanti, al museo Nori De Nobili in provincia di Ancona. Nel 2017 espone presso la Galleria Contrasto Milano, poi a Palazzo Montecitorio in occasione della ricorrenza dell’8 Marzo, su invito della Presidente del- la Camera Laura Boldrini. Gli viene conferito il premio “Scanno” per la fotografia. Nel Gennaio 2018 Le Donne Volanti fa parte della mostra New Perspective alla Trien- nale di Milano. È del maggio 2018 la mostra antologica In Aria (catalogo Capponi editore) alla Rocca Roveresca di Senigallia, mentre nel giugno 2018, presso la Certosa di S. Giacomo di Capri, la mostra curata da De- nis Curti La Liquidità del movimento, in collaborazione con La Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto.

mufe-favicon