Concerto di Chiusura

DOMENICA 25 NOVEMBRE ORE 17.30 - AUDITORIUM ‘FERDINANDO SCARFIOTTI’

Concerto di Chiusura del Mugellini Festival

orchestra

Caterina Dionisi

Lorenzo Di Bella

"Sinfonietta Gigli"

pianoforte

direttore e solista

sinfonietta-gigli

Note di Sala

Il sipario è ancora calato, la penombra in sala, il brusio delle voci che pian piano si acquieta, per spegnersi in ne. Silenzio. Poi un tremolo d’archi e cinque esplosioni dei timpani, coi ati. L’Ouverture dal Coriolano è letteralmente ‘da manuale’: l’effetto d’apertura, un vero coup de théâtre, pare lo spalancarsi di un golfo, l’avvento di un tempo in cui – letteralmente – qualcosa s’invera, e comincia ad agire. La realtà viene come irretita, quasi fosse in ipnosi, da quella indenibile magia del teatro che, ancor prima che in palco, vede inscenarsi un verità nuova, chiamando a raccolta dinnanzi a noi qualcosa, anche se ina errabile. Il fantasma di un personaggio, forse? un luogo inimmaginato? un’azione mancata? Esempli cando il compito drammaturgico dell’ouverture operistica, questo breve capolavoro di Beethoven, nel 1807 quasi ormai quarantenne, dimostra magi- stralmente una delle tante forze possibili nell’arte musicale: coagulare nei suoni, di fronte non solo alle nostre orecchie ma anche – in un certo senso – innanzi ai nostri occhi, l’anima psichica di un dramma, lo spirito stesso del teatro. Delle undici Ouvertures che Beethoven ha scritto per la scena, alcune trovarono la loro occasione come aperture di commedie altrui, altre come introduzioni di balletto, una sola ebbe invero il compito di aprire l’unica opera che Beethoven ha donato al teatro, il Fidelio, un Singspiel di due anni prima. Tra queste, l’Ouverture dal Coriolano (una tragedia ormai dimenticata di Heinrich Collin) è tra le composi- zioni più drammatiche e oscure del genio di Bonn, capace quanto mai qui di tin- gere la tragica tonalità di Do minore d’un colore sinistro e presago. La medesima tonalità, da tempo ormai assurta a vero ‘simbolo sonoro’ del titanismo beethove- niano, era già stata impiegata in molte altre opere del compositore e in particolare nella celeberrima quinta Sinfonia op. 67, anch’essa ultimata nel 1807, come que- sta Ouverture, nel pieno del secondo periodo stilistico, conosciuto come ‘eroico’.

Non bisognerebbe dimenticarsi però che, già nel 1800, esattamente a ca- vallo di secolo, Beethoven aveva completato il suo terzo Concerto per pia- noforte e orchestra op. 37, che riceverà poi la sua première viennese con l’autore in veste di solista. Anche qui memorabile l’apertura ‘del sipario’, con l’orchestra al completo che inscena… un’ouverture di teatro, come in miniatura. Genere nel genere, insomma; che qui è il concerto a divenire teatro. Scelta stilistica, del resto, che sembrava così approfondire una tendenza già da Beethoven intrapresa, anni prima, nel campo della Sonata pianistica. Temi come ‘soggetti’ o, se si preferisce, persone di un dramma (intuizione certo non beethoveniana, è chiaro, ma da questi portata ad un grado di ra natezza psicologica, acustica e formale in certo qual senso mai più superato). Il Concerto op. 37, però, oltre ad essere stato a lungo il preferito tra i cinque del suo autore, specie in pieno roman- ticismo (allo stesso Franz Liszt si deve il merito di averlo ‘rilanciato’, negli anni ’40), può essere al contempo interpretato come un’opera ‘bifronte’, uno spartiacque, e non solo nell’evoluzione stilistica beethoveniana ma anche nella storia del concerto solistico europeo. Se da un lato, infatti, può a ben donde essere ri- conosciuto come l’ultimo grande ‘concerto classico’, nel senso di erede spirituale della grande tradizione mozartiana (a cominciare dal celebre Concerto K 491 del salisburghese, anch’esso nella medesima tonalità), è proprio con quest’opera che Beethoven (similmente con quanto andava compiendo nelle Sonate coeve) comincia ad addentrarsi, e con passo sicuro, entro territori inesplorati per l’epoca, che – ben prima di quanto non ci si potesse al tempo aspettare – richiederanno concetti inusitati ed estetiche nuove per poter essere appieno compresi. Sarà così sempre, nella produzione beethoveniana; pur con testarda fedeltà a un preciso modello architettonico, che mai sembra davvero mutare (primo tempo ‘militaresco’ – movimento centrale distensivo, di profondo lirismo interiore – nale danzante, spigliato, brioso), l’evoluzione procede per intuizioni e, per balzi, porta avanti la storia. Se ancor volta al passato potrebbe così sembrarci la struttura dialogica, tra orchestra e solista, tutta intessuta di una volontà sicura nel portare insieme avanti il discorso, è la scrittura prettamente pianistica a non potersi più dire classica tout court. Si pensi ad esempio all’entrata trionfale del solista, sicuro di un suo nuovo ‘diritto sonoro’, di supremazia timbrica e vorrei dire gestuale, da primus inter pares, per non parlare di certe sottigliezze nell’uso del pedale o nel solido virtuosismo che letteralmente ‘costruisce’ diversi passaggi, sbalzandoli come in una scultura, non più limitandosi invece a una semplice decorazione.

Con Beethoven quindi il Concerto conquista, volendo prendere a prestito una bella espressione del Rattalino, “l’apogeo della classicità”. Dopo di lui, c’era da aspettarselo, ci fu solo imbarazzo. Non si sarebbe riuscito a concepire qualcos’altro di nuovo senza un po’ di riposo. Ed ecco così comparire quella folta schiera di scintillanti virtuosi, di piccoli giovani-prodigio, di mestieranti scaltriti che nel Concerto riportarono in grande spolvero il gioco di luci e di ombre, il camou age, una prestidigitazione da intendersi qui letterale (sulla tastiera). Tutta la combriccola cioè degli Steibelt, dei Cramer, degli Hummel, di Moscheles e Field, tra cui alcuni bravi musicisti, invero, ma nessuno tra loro in grado (e forse nemmeno interessato) a condurre innanzi un linguaggio. Eppure è tra questi che si scova un grandissimo, troppo spesso ignorato; che se Beethoven certo condusse l’Europa musicale alle soglie del Romanticismo, furono altri – poco dopo di lui – a dichiarare u cialmente iniziata quell’epoca nuova. Carl Maria von Weber fu tra questi, anche se i suoi capolavori in tal senso vanno più ricercati nel teatro d’opera, cui ad esempio consegnò il suo Freischütz (il Franco cacciatore, in cui il protagonista si confronta con una na- tura ch’è ormai leopardianamente terribile, spettro delle umane passioni). Tedesco sanguigno, piccolo enfant prodige alla tastiera, celebre direttore d’or- chestra, oltreché critico musicale ed impresario teatrale, Weber incarna il pro- totipo di una nuova gura professionale, che anche al concerto pianistico seppe dedicare due lavori sicuri ed un mezzo capolavoro. Quest’ultimo è certo il Kon- zerstück op. 79 (del 1821), tramutatosi poi nelle mani di Weber in una sorta di ‘concerto mancato’, solo per rinascere come tras gurato in una forma più libera e nuova, in verità ancor più innovativa. Eppure proprio il Konzerstück mai avrebbe visto la luce, senza le prove del primo e del secondo Concerto op. 11 e 32, con cui il giovane Weber si confronterà rispettivamente nel 1810 e nel 1811, proprio cercando una risposta cioè all’ultimo grande Concerto beethoveniano. Nel rovello posto da un genio, che a quel tempo si riteneva impossibile a rontare, tanti giovani del tempo rifuggirono il confronto e, fingendosi à la page, ripiombarono indietro, e di molti anni. Weber invece raccolse la s da e con pochi altri si sforzò per l’impossibile: voler scorgere il futuro restando, coraggiosamente, in precario equilibrio sulle spalle di un gigante. Mancò loro il tempo per rendersene conto davvero, ma un nuovo linguaggio stava già cambiando forma e colori alle cose; la storia musicale d’Europa aveva cominciato con loro un’epoca nuova.

Nicolò Rizzi

Sinfonietta Gigli

L’Orchestra da Camera Sinfonietta Gigli nasce nel 2005 con l’in- tento di fornire un punto d’incontro fra l’attività didattica e quella concertistica. Il gruppo si rivela n da subito in grado di poter esten- dere il suo impegno nella di usione musicale in sede concertistica, collaborando con i maggiori enti di produzione musicale regionali, tra i quali: Terra dei Teatri Festival, Itinerari d’ascolto, gli Amici della Musica sezione di Fermo, 900 Festival di O agna, I Concerti della Domenica alla Fenice di Osimo e Associazione Selifa di San Ginesio. Un costante controllo della qualità, legato alla selezione degli stru- mentisti e alla loro disciplina di gruppo, è l’obiettivo di questa Orchestra da Camera che, oltre a contare su professionalità con- solidate, intende essere punto di riferimento per tutti i giovani pro- fessionisti; fra i musicisti che danno vita alla Sinfonietta Gigli gu- rano alcuni dei migliori talenti delle ultime generazioni, vincitori di concorsi nazionali e internazionali e di prestigiose borse di studio. La Sinfonietta si è esibita con artisti di fama internazionale sia nel campo della lirica (A. Bocelli, F. Vassallo, C. Ventre, L. Nucci, N. Antinori) sia nel campo della musica strumentale (F. Mondelci, D. Milozzi, G. Luisi, L. Di Bella); ha inoltre collaborato in svariate occasioni con ensemble corali del territorio. Spesso è stata invitata a partecipare alle più importanti manifestazioni in onore del grande te- nore Beniamino Gigli, alla cui memoria ha dedicato il proprio nome. Nel 2009 la compositrice Paola Ciarlantini ha dedicato a que- sto gruppo una composizione eseguita in prima assoluta. L’Orchestra, grazie alla propria elasticità di organico, che arriva ad includere archi, ati e percussioni, si presenta sia in veste came- ristica che in formazione sinfonica, potendo così o rire un reper- torio che spazia dal barocco al contemporaneo e che comprende sia composizioni originali sia trascrizioni appositamente adattate. Direttore, preparatore e fondatore dell’Orchestra è il M° Luca Men- goni, docente di violino e viola presso la Civica Scuola di Mu- sica ‘Beniamino Gigli’ e l’Istituto ‘Nicola Vaccaj’ di Tolentino.

Lorenzo Di Bella

Lorenzo Di Bella si è aggiudicato nel 2005 il primo premio e medaglia d’oro al concorso pianistico ‘Horowitz’ di Kiev (uni- co italiano ad aver vinto un concorso pianistico in una nazione dell’ex Unione Sovietica). Per meriti artistici nel 2006 gli è stato consegnato in Quirinale dall’ex Presidente Ciampi il Premio ‘Si- nopoli’, in memoria del direttore d’orchestra G. Sinopoli, scom- parso nel 2001. Nel 1995 si è aggiudicato il Premio Venezia, il più importante concorso nazionale a seguito del quale ha tenuto recitals per le maggiori società concertistiche italiane. Grande successo hanno riscosso le sue apparizioni al Festival dei Due Mondi di Spoleto, su invito personale del M° G. Menotti, al Teatro La Fenice di Venezia, al Teatro Olimpico di Vicenza, al Teatro delle Muse di Ancona, alla Sala Michelangeli di Bolzano, al Festival Liszt di Utrecht, all’ETH di Zurigo, al Festival Cho- pin di Marianske Lazne e ad Amburgo, Berlino, Praga, Cracovia, Sarajevo, Montreal, Ottawa, Denver (CIPA), Pechino, Shanghai (Oriental Center), Wuhan, Xi’han, alla Società dei Concerti di Milano e all’Auditorium “Parco della Musica” di Roma con l’Or- chestra Nazionale di Santa Cecilia. La sua attività concertistica lo ha portato ad esibirsi in importanti città italiane ed estere e orchestre quali: Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, Or- chestra Sinfonica di San Remo, Orchestra Nazionale di O’Porto, Orchestra Filarmonica Marchigiana, Orchestra Sinfonica di Pesa- ro, Orchestra Sinfonica Nazionale dell’Ucraina, Orchestra Sinfo- nica di Nancy, Südwestdeutsche Philarmonie, Orchestra Sinfoni- ca Villingen-Schwenningen, New World Philarmonic, Moravian Philarmonic Orchestra, West Bohemia Orchestra e Philarmo- nisches Kammerorchester Berlin. Ha collaborato con numerosi direttori tra cui J. Conlon, K. Karabits, V. Christopoulos, R. Seehafer, J. Iwer, Z. Müller, M. Maciaszczyk, M. Brousseau, D. Crescenzi, F. Lanzillotta. Compie i suoi studi musicali al Conser- vatorio ‘G. Rossini’ di Pesaro, dove si diploma con lode e menzio- ne speciale nella classe del M° B. Bizzarri. Ha frequentato poi per cinque anni i corsi tenuti da Franco Scala e Lazar Berman presso l’Accademia Pianistica “Incontri col Maestro” di Imola e in segui- to i corsi presso l’Accademia Nazionale di S. Cecilia a Roma con Sergio Perticaroli. Così si è espresso il pianista L. Berman, pochi mesi prima della sua scomparsa: “Lorenzo è un notevole piani- sta di talento, un brillante virtuoso, un emozionante e ra nato musicista. Io sono stato suo insegnante per tre anni e ho sempre ammirato la sua grande abilità tecnica e la sua forte personalità artistica ma soprattutto la sua voglia di parlare al pubblico…”. Dal 2016 è docente di pianoforte principale presso l’Istituto Sta- tale Superiore di Studi Musicali ‘G. Braga’ di Teramo e diretto- re artistico dell’Accademia Pianistica delle Marche di Recanati, dove ogni anno organizza masterclasses con pianisti e didatti di fama internazionale. Per la sua attività artistica è stato insignito in Campidoglio del Picus del Ver Sacrum, insieme all’attore Max Giusti e al soprintendente Pier Luigi Pizzi, quale “Marchigiano dell’anno 2006”, riconoscimento istituito dal CE.S.MA di Roma. Ha eseguito nel 2013 l’integrale degli Études-Tableaux di Rach- maninov, in due concerti (a Torino e Milano), all’interno della settima edizione del Festival MiTo-Settembre Musica. È ideatore e direttore artistico della stagione concertistica Civitanova Classi- ca – Piano Festival, del Mugellini Festival di Potenza Picena (in- sieme all’amico ed artista Mauro Mazziero) e del Concorso Piani- stico Internazionale “La Palma d’oro” di S. Benedetto del Tronto.

Caterina Dionisi

Caterina Dionisi è nata a Fermo nel 2000. A nove anni ha iniziato lo studio del pianoforte con la prof.ssa Sabrina Vallesi e a dieci è stata ammessa al corso Preaccademico del Conservatorio ‘Pergolesi’ di Fermo nella classe del M° Gianfranco Pacucci. Dal 2011 al 2014 ha frequentato il corso ad indirizzo musicale presso la scuola media di Porto San Giorgio; durante questo periodo ha preso parte a due edizioni del progetto “Sulla rotta dei diritti”, suonando in concerto con alcuni musicisti della Human Rights Orchestra, fra i quali Francesco Di Rosa, Davide Formisano, Fabrizio Meloni, Alessio Allegrini. Dopo il diploma, si è esibita più volte ai concerti degli ex alunni più meritevoli organizzati dalla scuola. Negli anni ha partecipato a diversi concorsi, tra i quali “Città di San Giovanni Teatino”, “Nuova coppa pianisti” (Osimo), “La palma d’oro” (San Benedetto del Tronto), “Al chiaro di luna” (Torano Nuovo), “Città di Camerino”, “Rotary club Teramo est” (Atri), “Città di San Severino Marche”, ottenendo sempre primi posti sia da solista sia in formazioni da camera (quattro mani, pianoforte e chitarra, pianoforte e violino, quartetto). Ha frequentato corsi e masterclass con i maestri Luigi Ferdinando Tagliavini, Pier Narciso Masi, Mauro Arbusti. Nel 2018 ha partecipato al progetto Marche inVita, una serie di concerti nei luoghi colpiti dal sisma organizzati dalle associazioni Appassionata e Selifa per la rinascita del territorio. Nello stesso anno ha collaborato con Francesco De Melis alla composizione e alla registrazione delle musiche di scena per la commedia La scuola delle mogli di Molière, per la regia di Arturo Cirillo. Attualmente frequenta l’ultimo anno del liceo classico a Fermo e l’ultimo anno del Triennio accademico al Conservatorio ‘Pergolesi’, nella classe del M° Fabrizio Viti; è iscritta all’Accademia Pianistica delle Marche, dove da tre anni studia con il M° Lorenzo Di Bella.