Anteprima Festival

Sabato 9 settembre 2017, ore 18.00
OrtOttica Zucchini Gallery

Partiture a mare 2017

mostra d’arte (a cura di M. Mazziero)

Matteo Baldoni

violino

 

Presentazione a cura di:

Nicolò Rizzi


Programma

Johann S. Bach (1685 – 1750)

Ciaccona in Re minore

(dalla Partita n. 2, BWV 1004)

Eugène Ysaÿe (1858 – 1931)

Sonata in Sol maggiore

Op. 27, n. 5 L’Aurore

I. Lento assai

II. Danse rustique – Allegro giocoso


Note di sala

Sin dal xvii secolo, un’importante tradizione violinistica era divenuta idiomatica della grande letteratura strumentale tedesca. Già pochi anni dopo il 1670, infatti, un autore come Ignaz von Biber, denso sia di profondità religiosa che di immaginifica visionarietà, grazie ad arditi accorgimenti tecnici (come la scordatura), aveva inverato – nelle sue Sonate del Rosario (o dei Misteri) – un cosmo sublime di sonorità affatto nuove per l’epoca. Nell’ascensione di un appassionato misticismo, il suo violinismo aveva inscenato così quindici diversi momenti di grande religiosità, per altrettante vicende della vita della Vergine Maria. Non molti anni più tardi, sappiamo che il genio poliedrico di Johann Sebastian Bach si espresse in forme mutevoli e che la sublime voce del ‘Kantor’ non si sposò ad un particolare strumento soltanto; capace di suonare sia l’organo che il clavicembalo (cui preferiva in verità il clavicordo, per la dolcezza dei suoni), e abile al violino (ma ancor più alla viola), Bach ha disseminato tutti i primi anni della letteratura strumentale europea di numerosi capolavori. Quanto il Wolhtemperiert Clavier per gli strumenti da tasto o le sei Suites per il violoncello solista, i Sei Solo per violino sono una sorta di ‘Antico Testamento’ per lo strumento. Composta a Cöthen, entro il 1720, quando l’autore vi era incaricato come Capellmeister di corte, la raccolta s’inanella in un succedersi di Sonate e Partite, le prime in stile italiano e in soli quattro movimenti, le altre eredi invece della struttura barocca riassunta nella Suite francese, in più movimenti, di cui molti di danza. La loro fortuna sarà grandissima, e in particolare la grande Ciaccona in Re minore, posta a silloge della seconda Partita bwv 1004, diverrà un vero Magnum opus dopo la prima stampa del 1802, per i tipi di Simrock. Sarà un revisore d’eccezione, Robert Schumann, a caldeggiarne la successiva ristampa presso Breitkopf, provvedendo a fornire al violino bachiano un accompagnamento pianistico, mirabile nella sua nuda semplicità. Aprendo così la strada a molti dei numerosi omaggi trascrittorî, nel tempo destinati a fiorire intorno a questi capolavori. Nelle pagine bachiane di queste Sonate e Partite fu iniziata una vera rivoluzione (seguendo in verità quanto già sperimentato anni prima da Biber). Riprendendo parole ben note di A. Basso, «lo scopo era quello di racchiudere, in un unicum vasum electionis, due manifestazioni del gusto contemporaneo: la sonata da chiesa, severa e ornata di giuochi contrappuntistici, e la partita o suite di danze, spogliando il primo attore, il violino, di tutti i comprimari per avviarlo finalmente al monologo».

Un nuovo intimismo purificava così la musica strumentale tedesca, nel clima non a caso introspettivo della religione protestante. Sarà proprio da qui che Bach verrà poi riscoperto, con ammirato stupore, dal movimento romantico di inizio Ottocento, e la grande Ciaccona in Re minore ne verrà innalzata da subito a simbolo di capolavoro, tra i più apprezzati e ammirati.Quasi cento anni più tardi, agli inizi del secolo scorso, la medesima fascinazione sospingeva Eugène Auguste Ysaÿe – virtuoso violinista belga, apprezzato e rispettato in tutta Europa – ad emulare quel magistero bachiano, per consegnare alla letteratura un nuovo capolavoro in grado di compendiare quell’evoluzione tecnica che lo strumento, di seguito all’emozionante avventura romantica, si era vista consacrare dal virtuosismo di Niccolò Paganini. Le Sei Sonate per violino solo dell’op. 27 (pubblicate da Schott nel 1924) sono un omaggio ad altrettanti violinisti, cari al compositore. Il fitto impiego del contrappunto, così come la densa accordalità e la continua ricerca del tematismo riecheggiano l’insegnamento plastico bachiano, laddove il virtuosismo trascendentale, come lo sperimentalismo sonoro vanno letti nel novero dell’eredità paganiniana. L’occasione per la composizione sembra fu proprio l’ascolto di una Sonata di Bach, per mano di Joseph Szigeti, grande violinsista ungherese cui la prima Sonata della raccolta verrà per altro dedicata. La quinta, invece, in un luminoso Sol maggiore (nota come L’Aurore), fu da Ysaÿe concepita come omaggio amicale, a Mathieu Crickboom, secondo violino del Quartetto fondato dal compositore, nel 1886. Qui il tono è disteso, quasi pastorale, ‘popolaresco’, come nella Danse rustique che conclude la composizione. Un virtuosismo, certo memore ancora di Paganini, che si abbandona però volentieri ad un impressionismo pensoso (come nel Lento iniziale), tracciando una metaforica ‘alba’ per un violinismo nuovo, in grado di rivisitare il grande virtuosismo romantico, tinto però di colori e riflessi inaspettati.

(N. Rizzi)


Biografia

Matteo Baldoni

Matteo Baldoni 1Nato a Recanati nel ‘99, inizia lo studio del violino a 7 anni e a 9 è già ammesso al Conservatorio “Pergolesi” di Fermo. Nel 2016 consegue con il massimo dei voti, lode e menzione speciale il diploma finale con L. Marziali. Consegue il 1° premio al III Concorso Europeo Città di Numana (2008, 2009), il 1° premio al XV Concorso Nazionale per Giovani Musicisti Città di Camerino (2008), il 1° premio al Concorso Nazionale di Musica da Camera Rotary Symphony: La Musica per la Pace a Castel Gandolfo (2013) e il 1° premio assoluto al XVIII Concorso di esecuzione Musicale da Camera Rotary club Teramo est (2013). Ha frequentato masterclasses con L. Marziali, C. Rossi, P. Pellegrino e N. Boiarsky, con esibizione finale al Kammerfestival di Recanati insieme a giovani talenti da tutto il mondo. Selezionato già a 8 anni come violinista presso la sede della Prefettura di Ancona, è alla 9a edizione del Poliphonica Festival di Visso e al Teatro “La Fenice” di Amendola (come miglior corsista al Canto Festival 2011). Ha più volte suonato in orchestra ed è ora tra i violini primi dell’Orchestra del suo Conservatorio, dove ha esordito nel 2013 vincendo una borsa di studio. Nel 2016 si esibisce come solista con la medesima orchestra, presso il Teatro dell’Aquila di Fermo, diretto del M° L. Ferrara, ed è chiamato alla stagione concertistica di Rocca Tiepolo di Porto San Giorgio e al Teatro “Leopardi” di San Ginesio. In duo con la sorella Elena, pianista, si è esibito presso il Teatro Gentile di Fabriano per la scoperta di giovani talenti marchigiani Le Musiche – Le Ali, la Sala dei Ritratti al convegno Philosophy for Children, la sala Marconi di Francavilla d’Ete, il Teatro “Velluti” di Corridonia, il Teatro “La Perla” di Montegranaro, l’Abbazia S. Marco alle Paludi e il Teatro di Porto San Giorgio. È stato invitato in diverse occasioni presso la Camera di Commercio di Fermo e ha suonato come solista al III Festival Musicale “Petrassi” di Villa Tuscolana. Dal 2016 frequenta il corso di perfezionamento con il M° D. Schwarzberg e il M° A. Pinzaru, presso l’Accademia di Musica di Pinerolo.